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Nana di Ai Yazawa Beh, cari ragazzi e care ragazze, di parole sul fortunatissimo manga di Ai Yazawa se ne sono dette molte; quello che però, da sempre, ritrovo nelle varie opinioni che galleggiano nel mare di internet è un riassunto più o meno dettagliato della storia e la frase finale: ah, è il manga migliore del mondo! (Cosa che condivido in pieno ^_^, tra l’altro!) Che ne dite però di dare una sbirciata un po’ più a fondo? Dunque: tra i vari lavori di Ai Yazawa (Non sono un Angelo, Ultimi raggi di Luna, Cortili del Cuore, Paradise Kiss, per citarne alcuni tra i più famosi) si nota l’immutabile stile di disegno: personaggi filiformi ma comunque aggraziati, dalle spalle d’uccellino e visi talmente ben caratterizzati da parer vivi; espressioni che incantano e che rendono molto vera l’esperienza del personaggio: gli occhioni spalancati di Nana Osaki quando Ren le confida di voler partire alla volta di Tokyo, lo sguardo dolce (tanto da sembrare quasi innamorato, a parer mio^^) che la stessa Nana rivolge ad Hachi quando si stringono la mano per la prima volta nel loro nuovo appartamento…ce ne sarebbero, naturalmente, molte altre, ma mi sono limitata a ricordarvi queste. Sempre parlando di stile di disegno, quello di Nana è stato scopiazzato un po’ in giro, basti pensare alla giovane quanto procace mangaka Mitsuki Oda, Autrice dell’audace Love Beach (volume unico edito da JPOP) per rendersene conto. Gli occhi dei personaggi di Yazawa Sensei sono grandi, curati in ogni particolare e, secondo me, anche se palesemente manga conservano tratti molto reali, poco “caricati”. Un altro particolare secondo me interessante da analizzare è la descrizione delle mani: sono sempre grandi, dalle dita lunghe ed affusolate (sia per i personaggi maschili che per quelli femminili) e decorate da strani anelli, come ad esempio quello indossato da Nana Osaki, made by Vivienne Westwood. Perché mani così grandi? Perché espressioni così prive di filtri, perché corpi così sottili? Tempo fa lessi un articolo che parlava della psicologia attraverso la scrittura ed il disegno e, per divertirmi, ho provato a trasportarlo nei confronti dei lavori di Yazawa Sensei. Provate a farlo anche voi: le mani grandi significherebbero la volontà di non rimanere soli, poiché teoricamente sarebbero concepite per stringere la felicità e non lasciarla andare (se ci facciamo caso, ogni personaggio di Nana ha una ferita dentro, un segreto, un desiderio che può essere colmato o curato solo con la felicità e la gioia che derivano dall’amore); i visi affilati e gli occhi di un’espressività dirompente vorrebbero rispecchiare senza filtri i sentimenti dei personaggi, anche quelli più nascosti che non possono essere espressi a parole. Il corpo minuto e filiforme è un’anima bisognosa solo del sentimento, mai della materia. Ed uno degli sguardi più eloquenti, significativi, sentiti di Nana ed Hachi è quello in cui gli occhi delle due sono volti al cielo. La storia. Sarebbe inutile, secondo me, riassumere ciò che molte e molti di voi stanno leggendo o guardando su DVD; perciò mi limiterò ad esprimere la mia opinione. La trama è meravigliosa. La mia esperienza con Nana è stata amore a prima vista (considerato che quando ho comprato il n. 1 questo fumetto non lo c@@@@a nessuno) perché è fin troppo facile immedesimarsi nell’una o nell’altra, e su questo argomento tornerò tra un attimo. Il fatto che il destino possa intrecciare due e più vite in modo così naturale, così completo, mi fa credere che la Yazawa Sensei abbia una mente molto colma d’idee e sappia come esprimerle. Credo però che, se si vuole trovare una pecca – per quanto banale – nelle opere della Yazawa, che ritroviamo in ogni altra opera anche di altri autori con un minimo di successo, è che la storia, una volta avviata, è stata allungata troppo, sono stati inseriti troppi personaggi per non indirizzare tutta l’attenzione sulla coppia Nana-Hachi. Troppi personaggi secondari, la trama- ULTIMAMENTE, ALMENO - stiracchiata per raggiungere quel tot di uscite mensili, ed anche se ci sono stati dei colpi di scena azzeccati mi sento come se dovessi leggere in fretta per vedere se alla fine del numero succede qualcosa di davvero interessante. Nella lettura dei primi numeri non mi accadeva mai, ma dagli ultimi dieci mi sono sentita un poco spazientita. Non vorrei che la Yazawa Sensei concludesse questa serie meravigliosa – oserei dire magistrale, il coronamento della sua carriera di mangaka – con un tentato colpo di scena o altro non molto azzeccato. Questa è solo la mia opinione…in alto i calici per Ai Yazawa…kampai!!! Tornando ai personaggi…analizzando la personalità dei vari protagonisti, credo sia doveroso parlare un po’ di tutti. Nana Osaki è, secondo me, un po’ l’ideale caratteriale della maggior parte delle ragazze, e non è un luogo comune basato sull’età. E’ molto bella, carismatica, il cui passato doloroso le assicura un’aura di interesse perenne nei confronti del lettore/lettrice. Ed il fatto che voglia nascondere sia il dolore che il motivo del dolore, la pongono su un piedistallo rispetto al resto dei personaggi: chi di voi, leggendo le sue vicende presenti e passate, non ha sentito un moto di interesse e voglia di conoscerla più a fondo? Riesce ad essere gentile con Hachi anche non ammettendolo, e si preoccupa per lei. Il rapporto che la lega a Ren è molto più che un normale rapporto d’amore tra fidanzati: lei lo considera un partner nella vita di ogni giorno e, come spiega, “lui mi ha insegnato ad amare la vita, a ricominciare a vivere”. La loro breve vita insieme l’ha resa donna e cosciente delle proprie possibilità musicali. Ed è probabilmente per questo che, quando lui le annuncia la partenza per Tokyo, lei decide di non seguirlo come un’ombra ed una donna che lo avrebbe atteso a casa, giorno dopo giorno, ma sceglie di sfidare lui, i Trapnest e se stessa restando lì dov’è fino a che non si fosse sentita pronta per affrontare il sogno da sola. Ed il “da sola” è un tema che nella vita della Osaki ritorna spesso: da sola vuole andarsene, non vuole essere consolata per la partenza di Ren, vuole vivere da sola nel loro ex appartamento, non vuole raccontare la propria disgraziata infanzia a nessuno; desidera, quindi, affrontare la propria difficoltà da sola, senza alcuno intorno. Se lo fa per rafforzare se stessa o no, dipende dalle vostre opinioni…io credo che se ne vergogni e che la rabbia che si agita in lei le renda impossibile condividere il dolore, poiché esso si trasforma in desiderio di vendetta e di riscatto personale. Nana Komatsu è l’esatto opposto. Inizialmente (falsamente) altruista, non per carattere ma per immaturità, cattura l’attenzione del lettore/lettrice per la sua accessibilità, per il suo errare e cercare perennemente l’amore, come facciamo un po’ tutti, o senz’altro abbiamo fatto in passato. E’ un personaggio forse, per certi versi, meno attraente della Osaki, ma certamente più reale: chi di noi non ha cercato l’amore, o un trastullo, piangendone la fine e sperando in un nuovo inizio? Nana Komatsu è un personaggio a tratti scomodo, a volte insopportabile (^_^) ma molto reale: è facile immedesimarsi in lei, nella sua debolezza, nella sua ingenuità, nel suo attaccamento al piacere momentaneo, a volte pagato a caro prezzo. Sarebbe molto più difficile resistere, soffrire la solitudine per orgoglio, lavorare duramente per raggiungere il proprio obiettivo giorno dopo giorno, mantenersi da sola, non poter fare affidamento su nessuno, non avere alcuno che sia in grado di aiutarci e di cavarci fuori dai problemi. Nonostante, idealmente, Nana Komatsu sia immatura e infantile, è un personaggio adorabile sotto il punto di vista emozionale: parte con grande slancio in ogni esperienza amorosa…ma, forse, l’esperienza più grande di tutte è quella che la lega a Nana Osaki, poiché solo per lei riesce ad agire senza pensare a se stessa (basti ricordare quando cucina per lei dopo il primo concerto, quando consola il suo cuore ferito avvicinandola a Ren…) e con l’unico scopo di rendere felice l’altra. La frase più bella che ho letto è quella che Hachi dedica a Nana quando lascia l’appartamento 707: “Nana, il mio eroe sei tu”. L’ho trovata fantastica e, soprattutto, dedicata ad una persona che non solo gode dell’amicizia incondizionata di Hachi, ma che la merita pienamente. E, alla fine, Nana Osaki non sembrerà molto più forte di Hachi, che avrà la bontà e la capacità di sostenerla in questa inversione di ruoli. Tutt’altro tipo di amicizia lega Hachi a Junko, e più che amicizia direi che è un sopportarsi a vicenda!^^ Junko è già una donna fatta e finita, tanto più che non ha trovato difficoltà né a trovare un lavoro, né a fare coppia fissa, e poi convivere, con Kyosuke. Infatti, fin dai tempi della scuola ha cercato di consigliare e sostenere Hachi - che invece periodicamente sprofonda in una lacrimosa descrizione della fine di ogni amore, rialzandosi però subito in piedi per innamorarsi di un altro. Junko cerca di far capire ad Hachi che l’amore ha due facce, che non deve pensare solo alla propria soddisfazione ed al proprio desiderio, come invece accade nell’esperienza con Shoji. A questo proposito, Junko le rimane vicina durante la separazione da lui ma non cerca di “curare” il suo malessere con parole gentili, ma facendole capire che anche se Shoji si è comportato male tradendola con Sachiko, Hachi non si è mai impegnata più di tanto nello scoprire la personalità e il bisogno di lui ed anzi, ha sempre pensato prima a se stessa. E dal momento in cui Hachi e Nana trovano Shoji abbracciato a Sachiko al Jolie Mama, il ristorante dove lavora lui, secondo me qualcosa nell’animo della Komatsu cambia, portando al primo posto nel suo cuore, invece di Junko, la stessa Nana Osaki. Dunque, dall’amicizia tra Nana ed Hachi nascerà poi un intreccio di nuovi personaggi – Yasu, Shin, Ren e Nobuo – che si fonderanno con la vita delle due ragazze e con il loro futuro. Fino alla fine non sarà mai chiaro cosa Yasu provi di preciso per Nana, né cosa Hachi provi poi per Nubu dopo l’entrata in scena di Takumi dei Trapnest (soggetto dalla moralità alquanto discutibile, a parer mio >_<). Questi ultimi personaggi occuperanno un ruolo incredibilmente rilevante nella vita delle due, che momentaneamente separeranno le loro vite a causa l’una di impegni lavorativi dopo il successo dei Blast, e l’altra per l’improvvisa maternità in coppia con Takumi. Cosa ci riserverà Ai Yazawa? Come avrà intenzione di concludere la vicenda? Perché l’io narrante parla sempre come se si rivolgesse ad un fantasma o ad una persona talmente lontana da considerarsi un ricordo? Come finirà la storia tra Hachi e Takumi? E quella tra Nana e Ren? Nobu è ancora innamorato di Hachi? E Shin, starà ancora con Reira? E la tacita lotta sentimentale di Yasu e Ren per la conquista di Nana avrà veramente fine? Sono interrogativi bellissimi, capaci di tenere con il fiato sospeso…e la nostra Ai Yazawa Sensei riuscirà a concludere degnamente questo splendido Shoujo? …e voi, in chi vi immedesimate, in Hachi o in Nana? Ilaria (Harumi-chan) |
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